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Il Tirreno, 3 maggio 2005 TOSCANA: CIBI EQUO E SOLIDALI IN MENSA L'equo-solidale ha “una funzione rilevante nella promozione dell’incontro fra culture diverse e nel sostegno alla crescita economica e sociale, nel rispetto dei diritti individuali e dei paesi in via di sviluppo”. La scuola dei bambini diventa sempre più multietnica e presto anche la mensa potrebbe aprirsi a nuove culture e nuovi cibi.Secondo lo spirito della Regione, all’interno delle iniziative portate avanti nell’ambito della cooperazione decentrata, è riconosciuto al commercio equo e solidale “una funzione rilevante nella promozione dell’incontro fra culture diverse e nel sostegno alla crescita economica e sociale, nel rispetto dei diritti individuali e dei paesi in via di sviluppo”.Quando tutto ciò sarà messo in pratica anche la mensa potrebbe diventare multietnica, un’occasione per cercare di accorciare le distanze tra i popoli. Del resto già da tempo, nelle mense è in corso una rivoluzione dei cibi: prima sono entrati quelli biologici, poi si è cercato di abolire la carne di maiale per i bambini musulmani, da pochi mesi sono arrivati anche i cibi senza glutine. Adesso le amministrazioni comunali, e soprattutto le ditte che per conto loro gestiscono il servizio di ristorazione scolastica, hanno la possibilità di cambiare ancora, attuando le direttive regionali.In Val di Cornia questo tipo di commercio è presente da anni a Piombino, in piazza della Costituzione, dove si possono trovare oltre ai cibi anche una serie d’oggetti africani e, più in generale, provenienti dai paesi più poveri del Sud. Da qualche anno poi questi tipi di prodotti hanno conquistato anche la grande distribuzione e sempre più spesso si trovano sugli scaffali della Coop, che da tempo è impegnata in progetti di cooperazione internazionale.Nei prossimi giorni la Regione dovrà stabilire i criteri per mettere in pratica questi aiuti di cooperazione internazionale, attraverso l’istituzione di un registro regionale del commercio equo e solidale a cui dovranno iscriversi coloro che operano in forma stabile nel territorio toscano. .
Corriere di Romagna, 1 maggio 2005 PRONTI PER MACFRUT? Il 16° Agro Bio Frut, il 10° Salone delle Produzioni Biologiche Mediterranee e Trans World a Cesena dal 5 maggio. . CESENA - Macfrut: l’edizione 2005 si presenta con novità interessante. Innanzitutto la presenza del ministro Gianni Alemanno nella giornata inaugurale, giovedì 5 maggio.La sua segreteria ha dato per certa la partecipazione. E c’è da aspettarsi la presenza massiccia, fin dalle ore 10.30, di operatori del settore ortofrutticolo in attesa di avere dal ministro delle risposte per fronteggiare la crisi. “Da tempo Macfrut - spiega Domenico Scarpellini, presidente di Cesena Fiera - ha il ruolo di far incontrare domanda e offerta, delineare le prospettive del futuro a breve e medio tempo. E questo a livello internazionale. A conferma dell’internazionalità di Macfrut, nel 2004, sui 34mila visitatori 7.500 erano operatori stranieri provenienti da 80 paesi, con la presenza di responsabili delle maggiori catene di distribuzione moderna europee (Germania, Olanda, Gran Bretagna, ma anche Romania, Ungheria e Polonia)”. Per l’ente fieristico cesenate l’edizione 2005 rappresenta l’esordio per la nuova denominazione (Cesena Fiera invece di Agri Cesena) e, soprattutto, il battesimo del nuovo ingresso costato circa 500mila euro. “Anche nel 2005 - aggiunge il presidente - si terranno oltre 250 incontri bilaterali fra operatori italiani (di aziende espositrici) ed esponenti delle delegazioni estere accreditate, in base alle esigenze di ognuno degli interlocutori. Addirittura, da Perù, Argentina e Brasile arriveranno espositori ed operatori col preciso scopo di incontrare produttori e buyers dei Paesi dell’Est”. Macfrut, su una superficie di 30mila metri quadrati. (fra area coperta e scoperta), consente un’ampia e ricca panoramica espositiva di impianti, tecnologie e servizi per la produzione, lavorazione, commercializzazione e trasporto dei prodotti ortofrutticoli. Attraverso i suoi Saloni - 16° Agro Bio Frut (Salone delle nuove tecnologie e delle sementi), il 10° Salone delle Produzioni Biologiche Mediterranee (dedicati entrambi all’ortofrutta biologica) e il 16° Trans World (Salone del Trasporto Agroalimentare) vi è l’opportunità di approfondire alcuni importanti “segmenti” della filiera ortofrutticola, dalle sementi al trasporto. L’attenzione degli operatori sarà poi puntata sulla Cina, Paese produttore di ortofrutta e quindi competitore. Da una parte c’è chi ritiene che sia un formidabile concorrente per i prodotti europei, dall’altra c’è chi si sbilancia per sostenere che con oltre un miliardo e 300 milioni di abitanti costituisce un enorme mercato nel quale cercare le migliori opportunità commerciali. Vedremo se dal convegno organizzato emergerà qualche chiara risposta. . PEDIATRI: VIETARE GLI SPOT SUGLI ALIMENTI "Responsabili dell'epidemia di obesita'' (ANSA) - ROMA, 30 APR - La societa' italiana di pediatria (Sip) chiede il divieto della trasmissione degli spot sugli alimenti a tutela dei bambini. Questi spot sono responsabili, avvertono i medici, di contribuire ad aggravare l'epidemia obesita' fra i giovanissimi. Il dato deriva da uno studio della Societa' Italiana di Pediatria presentato alla prima Consensus Nazionale sull'obesita' infantile che si sta svolgendo a Pisa. . PEDIATRI: BASTA I REGALI DI MERENDINE I medici chiedono alla Commissione Bicamerale di adottare una legge (ANSA) - ROMA, 1 MAG - I pediatri chiedono di vietare gadget, giochi, collezioni, raccolte a punti e concorsi a premio nei prodotti alimentari per bambini. La richiesta verra' inviata alla Commissione bicamerale sull'infanzia per verificare l'opportunita' di tramutarla in una proposta di legge. Arriva dalla prima Consensus Nazionale sull'obesita' Infantile della Societa' Italiana di Pediatria (Sip). L'obiettivo e' quello di intervenire contro l'epidemia di obesita' dei bambini italiani. . Corriere salute, 1 maggio 2005 Il 30 per cento dei bambini e adolescenti italiani è in sovrappeso e, tra questi, un 10 per cento è obeso. Un fenomeno talmente diffuso e in crescita da far affermare al professor Giuseppe Saggese, Presidente della Società Italiana di Pediatria, che oggi l'obesità infantile è un’emergenza per quello che concerne la salute e il corretto sviluppo dei giovanissimi. «In pochi anni - sottolinea Saggese - siamo passati a considerarla da problema individuale a problema collettivo». Secondo uno studio condotto dalla Harvard University, con "l'Italian style" è possibile combattere l'obesità, visto che alla base delle migliori condizioni di salute di italiani ed europei rispetto ai cittadini statunitensi (tra i quali è presente una percentuale di adulti obesi pari al 22,6%, quasi tre volte superiore a quella degli italiani), ci sono l'attenzione all'agricoltura tradizionale, la tutela delle antiche abitudini gastronomiche, il rispetto più regolare dei pasti, il consumo di cibi meno elaborati, la maggiore prudenza verso gli OGM, i controlli sul sistema agro-alimentare. Ma, nonostante l'ottimismo degli americani, il problema c'è e sono le nuove generazioni a preoccupare di più, perché un bambino o un adolescente in sovrappeso o obeso sarà, con grande probabilità, un adulto obeso, con tutti i problemi connessi: malattie croniche cardiovascolari e ipertensione, diabete mellito di tipo adulto, alterazioni del metabolismo. «L'obesità - tiene a precisare Saggese - non è un inestetismo, ma una vera patologia e come tale va prevenuta e affrontata». Arginare la tendenza "all'ingrasso", comune a tutte le società industrializzate, non è però facile, perché, come è emerso dalla "Prima Consensus Nazionale sull'obesità Infantile" della Società Italiana di Pediatria, che si è chiusa ieri (30 aprile) a Pisa, la "cura" contro il sovrappeso e l'obesità è essenzialmente costituita dal correggere le proprie abitudini alimentari e il proprio stile di vita e, come tutti sappiamo, modificare i comportamenti è molto più complesso che assumere un farmaco o sottoporsi ad una vaccinazione. Ma quali sono, nei bambini e negli adolescenti, i comportamenti maggiormente sotto accusa per quanto concerne il rischio obesità? In estrema sintesi: mangiare troppo e male, poca attività fisica e sportiva, eccesso di Tv e di altre altre attività sedentarie. Mangiare molto e male. «Oggi - dice la dottoressa Silvia Scaglioni, ricercatore presso la Clinica Pediatrica Ospedale S. Paolo, dell'Università di Milano - bambini e adolescenti hanno una spesa energetica più bassa che in passato (camminano poco, stanno poco all'aperto, hanno passatempi sedentari), ma hanno un'alimentazione ad alto contenuto calorico, nella quale ai cibi sazianti ma non ingrassanti (pasta, legumi, frutta e verdura, latte) preferiscono alimenti ad alta densità energetica, ma che danno scarso senso di sazietà (pane bianco, bevande zuccherate, formaggi, salumi, dolci) e che quindi inducono ad un consumo superiore alle necessità». «La nostra strategia per i ragazzi obesi - continua Scaglioni - è basata proprio su un intervento che interessi tutta la famiglia, con un programma di lungo periodo finalizzato non a far perdere peso, ma ad identificare un regime alimentare adeguato per fornire il giusto apporto calorico». Dello stesso avviso il professor Sergio Bernasconi, Direttore della Clinica Pediatrica dell'Università di Parma: «Sui bambini non è sempre opportuno intervenire con diete ipocaloriche che facciano perdere peso, ma può essere corretto stabilizzare il peso, sfruttando il fatto che con lo sviluppo si tenderà a riacquisire naturalmente il giusto rapporto tra peso e altezza». Troppa Tv. Ogni ora al giorno trascorsa davanti alla Tv fa aumentare del 6 - 7% il rischio di obesità in un bambino e avere la Tv nella camera da letto lo fa aumentare addirittura del 30%. Sono dati che provengono da studi americani; in Italia non abbiamo studi analoghi, ma sappiamo dalle indagini della Società Italiana di Pediatria che ad avere la Tv in camera è circa il 60% degli adolescenti e circa il 30% guarda più di tre ore di televisione al giorno. Poca attività fisica. «Se sul fronte di una corretta alimentazione si sono fatti progressi, - afferma il professor Claudio Maffeis, della Clinica Pediatrica dell'Università di Verona - non si può dire la stessa cosa circa la sensibilizzazione sull'importanza dell’attività motoria. Naturalmente, non possiamo ignorare ostacoli oggettivi, quali la carenza di strutture sportive, i costi di accesso allo sport eccessivi, il timore di lasciare che i bambini giochino da soli per strada o nei cortili, l’inquinamento... Tuttavia, anche quando ci sarebbe la possibilità di fare una passeggiata, si preferisce usare l'auto o altri mezzi di trasporto e l'attività sportiva è vista essenzialmente nell'ottica della competizione e del successo (con il conseguente alto rischio di abbandono se i risultati non sono soddisfacenti), piuttosto che come una pratica salutare». . Il Sole 24 Ore, 3 maggio 2005 L'INDUSTRIA ALIMENTARE ZOPPA SENZA UNA GRANDE GDO Rossi di Montelera: le imprese italiane non possono contare su catene commerciali di valore internazionale . Cala la capacità di acquisto del consumatore italiano, cresce l'aggressività dei concorrenti esteri e dei " falsari" del made in Italy. Unica consolazione per l'agroalimentare è la buona performance sui mercati esteri. Risultati che comunque non sono esenti da rischi. Ai moltissimi prodotti del menù dell'industria nazionale di trasformazione manca una " carta" che altri Paesi dalle consolidate tradizioni hanno: una forte rete nazionale costituita dalle catene della grande distribuzione organizzata. E su questo insiste Luigi Rossi di Montelera, presidente di Federalimentare, che questa mattina a Bari, con il ministro delle Politiche agricole Gianni Alemanno, aprirà l'edizione 2005 di CibusMed, salone dell'agroalimentare dedicato all'area del Mediterraneo. Il bilancio 2004 è stato chiuso con molti segni meno, i primi mesi di quest'anno che risultati offrono? Non brillanti purtroppo. Nel primo bimestre la produzione si è ridotta dell' 1,7 per cento. Il mercato interno è sostanzialmente ingessato. Più brillante invece l'andamento delle vendite all'estero, in crescita del 5% nel primo bimestre. Ricordo che nel 2004 l'export dell'industria alimentare ha superato i 14 miliardi con un aumento del 3,5 per cento. Segno che qualità e immagine del prodotto italiano sono più forti delle crisi? Certo, le nostre aziende stanno facendo sforzi enormi per essere sui mercati esteri in modo proporzionale all'immagine che il prodotto ha. Ma è una sfida giocata con una sola mano. Cosa significa? Due dati per dare bene il concetto. La nostra quota export rappresenta il 14% del fatturato complessivo del settore che è di circa 105 miliardi.La media europea sale al 18% mentre in Francia questa proporzione è addirittura del 22 per cento. Perchè? Per il fatto che in altri Paesi promozione e iniziative a sostegno del " made in" sono più coordinate. E poi perchè esistono catene distributive di valenza internazionale, che l'Italia non ha. Avere la grande distribuzione che si insedia in altri Paesi significa, tra le altre cose, poter contare su un formidabile veicolo di diffusione di prodotti. Un plus che le aziende italiane non hanno. Soluzioni immediate però non sono all'orizzonte. La vostra ricetta? La prima leva è certamente quella finanziaria. Con il sistema bancario il mondo delle imprese ha avviato un confronto costruttivo. Questo strumento potrebbe essere utilizzato anche per far crescere dal punto di vista dimensionale le aziende alimentari e metterle in grado di affrontare con maggiore professionalità i mercati esteri. Poi è necessario agire sul fronte della promozione. Ancora molti enti, senza contare Regioni e Comuni, si occupano di promuovere il sistema Paese, disperdendo le poche risorse. La strada della concentrazione è stata aperta, ma occorre di più e l'esperienza dello sportello unico può essere un esempio da seguire. Attraverso queste azioni vogliamo portare in cinque anni al 20% la nostra quota export. L'attenzione di Governo e imprese ora è focalizzata sul Mezzogiorno. Quale messaggio arriva da CibusMed? Il Sud ha delle importanti potenzialità, ma deve riuscire ad esprimerle. Da troppo tempo diciamo che le imprese devono essere messe nelle condizioni di investire. Servono un'adeguata rete infrastrutturale, un più attento controllo del territorio, servizi moderni e credito per favorire l'aggregazione tra imprese. Un esempio: in Puglia, regione importantissima per l'economia del Sud, l'export di prodotti agricoli nel 2004 ha superato di 100 milioni quello dei prodotti trasformati, fermo a 323 milioni. Questo significa che i margini per una ulteriore crescita dell'industria ci sono. | ||