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VILLA A SESTA, IL CORAGGIO DELL’AUTENTICITA’

Un calice di vino, l’anima di un  territorio.

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  Dina Tattoni   VILLA A SESTA

Villa a Sesta un borgo medievale unico al mondo. Un angolo di paradiso immerso nelle campagne tra Siena, Firenze e Arezzo, nel comune di Castelnuovo Berardenga.  Qui l’autenticità è di casa, a partire dal borgo e dagli abitanti. La casa padronale, una chiesa, un frantoio tradizionale, le case nel borgo e numerosi casali sparsi nelle limitrofe colline di vigneti e oliveti, cangianti nei diversi periodi dell’anno a seconda delle stagioni. Botteghe artigiane tipiche, un ristorante e un caffè. Oggi come nel medioevo tutto è vero, sincero, autentico. A Villa a Sesta c’è un’importante produzione agricola e, in particolare, di quella vinicola e olivicola legata alle tradizioni del posto. L’azienda agricola Villa a Sesta  si estende su  1100 ettari di terreno. La coltivazione predominante è il vitigno Sangiovese, base prevalente per il vino Chianti Classico. Il primo ad essere raccolto già a inizio ottobre. Nel complesso la vendemmia appena terminata è stata per certi aspetti eccellenti. Infatti, il freddo ha fermato i funghi: la maturazione però è stata faticosa per l’assenza di sole. IE’ stata una stagione strana: primavera siccitosa, estate altalenante terminata con una settimana intera di pioggia che non ha certo aiutato, temperature sotto la media. La produzione ha subito un calo del 10 % rispetto alle vendemmie standard ma superiore al 2004. Un’annata buona. Per una vendemmia eccellente occorrono uve che maturano lentamente e che sfruttino soprattutto settembre con stagioni tendenzialmente secche. Bene qualche pioggia a agosto, meglio a giugno e luglio quando gli acini ingrossano, ma per la maturazione e l´equilibrio delle diverse componenti dell´uva settembre è decisivo. A Villa a Sesta, la vendemmia che ha dato più soddisfazione è stata quella del ‘97 in generale e il ‘99 e 2001.  Ma la vendemmia perfetta è un sogno impossibile. Molto dipende dai vignaioli, dalla decisione di dove e come raccogliere in base alla maturazione raggiunta e ai capricci del tempo. Ognuno a suo modo: perché le variabili enologiche sono troppe per poterle misurare. E’ fondamentale il tipo di terra, la sua pendenza, l´altitudine, l´esposizione solare, la ventilazione. Non dimentichiamoci i trattamenti fitosanitari. Le mani di chi raccoglie ma anche di chi coltiva sono decisive. Mai sentito parlare di diradamenti? Inizialmente pensavo che bastassero un paio di forbici. Ma poi  ho imparato che anche questa è un’arte e come tale bisogna saperla fare. “ Vede signora” mi spiegava il mio fattore” i grappoli vanno tolti quando sono appena formati, e di nuovo quando sono ad un passo dalla maturazione”. Quanta saggezza in quelle poche parole. Si dimezza il raccolto, a volte lo si riduce a un terzo: tre quattro grappoli per pianta, a loro volta "modellati" in modo da lasciare attaccata al graspo una manciata di acini pronti ad assorbire il meglio di sole, aria e acqua. Quanta bravura nei gesti, quanto impegno che si ripete ogni anno con la stessa carica emotiva. Anche  la ricerca ha un ruolo importante. Per Villa a Sesta ha significato un miglioramento nella qualità dei  vitigni. In futuro si arriverà ad ottenere la loro tracciablità , per  mettersi al riparo da eventuali truffe o sofisticazioni. Penso comunque che il miglioramento genetico debba passare attraverso tecniche di incrocio convenzionali o attraverso l’impiego delle nuove tecnologie. Mi ricordo bene come erano i vini toscani degli anni ’80, invecchiati in botti di castagno e non sottoposti alla fermentazione malolattica, che a quel tempo era praticamente sconosciuta. L’esperienza di questi lunghi 25 anni nel Chianti mi hanno insegnato che non bisogna rimpiangere il Sangiovese di quegli anni.  Né limitare la discussione sui vitigni autoctoni alla sterile contrapposizione fra “Guelfi” e “Ghibellini”. Un vino è sempre figlio di un territorio e quasi mai solo di un vitigno. Quello che conta è l’autenticità. Essere veri. Essere se stessi. I vitigni lo sono. Sono “l’anima di un territorio”. Bisogna capire, amare le loro biodiversità e, valorizzare con la ricerca il loro patrimonio genetico estremamente elevato.

Sono d’accordo con Cesare Pillon, giornalista di Civiltà del Bere quando afferma che “la tradizione deve essere coniugata con la modernizzazione del gusto che cambia, uscendo dal falso dilemma vitigno autoctono o varietà internazionale, per puntare esclusivamente su vini che esprimano il sapore della terra da cui nascono”. Penso che alla fine è la modernità stessa che ci permette di essere veramente “tradizionali”, nel senso che solo oggi, grazie alle nostre conoscenze, possiamo lavorare con tecniche tradizionali, ottenendo grandi vini, completamente esenti da difetti. La vera e propria distruzione della tradizione è avvenuta negli anni ’60 e ’70, quando, specialmente in vigna, si è ricorso all’uso sistematico della meccanizzazione. A quel tempo non ero in Toscana e non mi occupavo di vino. So che a Villa a Sesta i vignaioli usavano e non hanno mai smesso di usare le proprie mani. Bandisco la raccolta meccanica e qualsiasi forma di meccanizzazione nel vigneto e per fortuna molte aziende del Chianti sono ritornate a compiere  delle operazioni di gestione a mano e invecchiano quasi tutti i vini in piccole botti, il non plus ultra della tradizione.  Qualcuno potrà organizzare vere e proprie “crociate” contro la barrique, mentre vengono tranquillamente accettati i tini in acciaio inox, ma un calice di vino buono mette tutti d’accordo, se no altro perché allunga la vita. Un calice di vino rosso è il segreto dell’eterna giovinezza. L’ho capito vivendo qui. Così anche quest’anno potranno arrivare sulle tavole, per la gioia di tutti noi, bottiglie pregiate ………e se è vero che chi beve vino rosso, campa cent’anni. Provate per credere. Ma attenzione alle quantità, altrimenti l’effetto sarà decisamente l’opposto!

Stappiamo un vino che conferma nei fatti l’autenticità di Villa a Sesta. Potente, elegante, ricco, rispecchia a pieno il terroir di questa zona magica del Chianti Classico, nota per i grandi rossi maturi che vivono la loro morbida suadenza. Uno fra i migliori sempre. E’ il “Vas”, Toscana I.G.T di Villa a Sesta. Proviene dal miglior vigneto della zona, esposto a sud a 450 mt sul livello del mare, denominato “Casanova” di circa 3 ettari. E’ stato una scommessa, dopo quella di vivere in campagna. Ho investito molto, e i risultati sono arrivati subito. Sono bastati pochi anni per scaturire gemme enologiche di valore assoluto. Sorprendente. IL Vas è un bland di Sangiovese 70%, Merlot 25% e Colorino 5%. Le uve vengono vinificate separatamente e la fermentazione è con  macerazione delle bucce per circa 20 giorni. L’affinamento avviene in barriques per circa 15 mesi e 3 mesi in bottiglia. Al palato ha peso, buon bilanciamento tra acidità e alcolocità, lunga persistenza. Ha come punto di forza la fedeltà alle note tipiche del Sangiovese, alloro, violetta e amarena che lo rendono irresistibile. Prosit!