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22-02-2005

CENTO CANDELINE PER IL FRANTOIO DI MASSA MARITTIMA

Il direttore Nerelli: “un importante pezzo della storia maremmana”.

Per il Frantoio Sociale Colline di Massa Marittima, è un anno particolare: è l’anno del centenario. I festeggiamenti sono iniziati il 5 gennaio scorso, data di nascita del frantoio, e coinvolgeranno l’intero anno. “Non è un appuntamento formale con la storia” – ha dichiarato il direttore Dilvio Nerelli – “ ma un’occasione per riflettere sul passato e sul futuro di quella che è ormai una vera e propria istituzione, un patrimonio storico, sociale e culturale della provincia di Grosseto e di Massa Marittima in particolare. Abbiamo fortemente voluto realizzare un opuscolo che racchiudesse gli anni 1905 – 2005 del frantoio ripercorrendo le tappe salienti di questa importante realtà che appartiene alla storia maremmana”. Lo studio è stato condotto da Giovanna Salvatori e Maurizio Campagna dell’Istituto Storico Grossetano della Resistenza e dell’Età contemporanea. Il Frantoio Sociale Colline di Massa Marittima, nasce il 1905 come Consorzio Agrario Cooperativo, il primo in maremma, e solo nel 1910 si trasforma con successo in frantoio, il primo della provincia di Grosseto. Sono primati che da sempre lo hanno contraddistinto e ancora oggi rimane un punto di riferimento per il territorio massetano, estendendo la sua influenza ben oltre questi confini e attraversando un secolo di storia locale e nazionale. Con l’Italia condivide periodi di grave crisi e momenti di forti entusiasmi legati al progresso economico, tecnologico e civile. Attualmente la cooperativa conta 300 soci tra le province di Grosseto, Livorno e Siena, trasforma 14.000 quintali di olive e commercializza il prodotto sui mercati esteri, raggiungendo ben otto Paesi.  “Non volgiamo che il Frantoio perda la sia anima” – ha concluso Nerelli –“Il suo compito di garante delle abitudini del passato a cui sono legati molti soci-produttori continuerà anche nel futuro, mantenendo la cura quasi artigianale della frangitura e la possibilità di seguire direttamente tutte le fasi della lavorazione. Anche il suo radicamento al territorio attraverso la valorizzazione e la promozione dell’olio extravergine come attore importante per tutto il sistema territoriale in cui opera sarà conservato nel tempo”.