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Castellina in Chianti 27-05-2005
Il Gallo Nero dominerà sovrano le terre del Chianti Mediceo. Vino e territorio di produzione coincideranno in un'unica denominazione. Tutto il Chianti Classico sarà sotto il segno del Gallo Nero, il mitico simbolo che nel mondo intero torna a rappresentare, in una sinergia di reciproca valorizzazione, vino e territorio. Un connubio ormai inscindibile nella competizione sul mercato internazionale e che cambierà il futuro del Chianti. E’ questo il risultato della fusione decisa il 6 maggio e presentata ufficialmente una settimana dopo, in sede assembleare, a Milano dai presidenti Vittorio Pozzesi e Giovanni Ricasoli Firidolfi rispettivamente del Consorzio Chianti Classico e del Gallo Nero. Con la fusione i 600 produttori di vino dei nove comuni del Chianti delle province di Firenze e Siena si ritroveranno tutti sotto l’insegna del Gallo. “ L’intento è quello di rafforzare politiche di sviluppo e struttura organizzativa” – ha dichiarato in un’intervista esclusiva a verdeuropa , Andrea Cecchi che insieme al fratello Cesare è alla guida di una delle griffe più quotate del Chianti Classico- “concentrando risorse e capacità decisionali per affrontare la concorrenza del mercato globale”. Il nuovo consorzio si chiamerà “Consorzio Vino Chianti Classico” e si avvarrà di una base associativa che vanta un fatturato annuo medio stimato in mezzo miliardo di euro e 260.000 ettolitri di produzione media annua (circa 35 milioni di bottiglie). D. Lei è d’accordo su questa fusione? R. Direi di sì. La fusione ci darà più forza. E comunque non potrebbe essere altrimenti. Nel 1987 motivi di natura tecnico- legislativa portarono alla separazione due organismi, con funzioni di promozione quello del marchio e l’altro con funzioni di tutela e di vigilanza, motivi che si sono andati progressivamente affievolendo. La competizione sui mercati e l’affermazione del territorio come risorsa decisiva delle aree vitivinicole di pregio auspicavano da tempo un unico sistema consortile chiantigiano. Con l’entrata in vigore della normativa sul controllo delle denominazioni, finalmente questa esigenza si potrà concretizzare. Il nuovo Consorzio Vino Chianti Classico, uno dei primi ad aver ottenuto l’incarico dell’erga omnes, potrà gestire la denominazione a 360 gradi, occupandosi di tutela, di valorizzazione, di controlli, di salvaguardia e soprattutto di promozione, che svolgerà anche sui mercati internazionali prima di competenza del Consorzio Gallo Nero togliendo, a quest’ultimo organismo, una delle sue funzioni primarie. In questo modo cade la necessità di continuare a restare separati e ritorna in auge un solo unico organismo consortile che gestirà un unico marchio, il Gallo Nero, e le produzioni vinicole Docg del Chianti Classico. D. Quali sono i vantaggi immediati? R. Uno dei vantaggi immediati è sicuramente quello di fare “sistema”utilizzando al meglio le risorse per accrescere la competitività delle imprese della denominazione. Questa è l’unica strada al momento per reggere la concorrenza globale, di cui noi produttori di vino di alta qualità, con grossi investimenti alle spalle dal vigneto alla bottiglia, ne sentiamo molto il peso. Negli ultimi anni la concorrenza dei vini australiani, cileni, californiani, ecc……, insieme alla generale crisi dell’economia ci hanno messo un po’ in difficoltà anche se il Chianti con i suoi grandi prodotti fa presto a recuperare fatturato e quote di mercato. Sicuramente un unico Consorzio ha molti pregi a cominciare da un’attività più intensa e quindi più mirata alla qualità e alla tipicità. Le sue strategie andranno oltre la tutela e la valorizzazione della denominazione, e guarderanno alle risorse del territorio nel suo complesso, all’innovazione tecnologica ed organizzativa, al rilancio dell’immagine, al consolidamento dei mercati già acquisiti che alla conquista di nuovi, come quelli asiatici e dell’est europeo. Un esempio da emulare e che tutto il mondo ci invidierà, soprattutto se la percentuale di esportazione, oggi del 58%, si attesterà su valori più alti, come si auspica. Ilmercatopiù importante, comunqe, è, e rimarrà, quello degli Stati Uniti, seguito da quello tedesco e svizzero. Tutti gli altri mercati che ben vengano. A cominciare dalla Cina. D. Come si potrà migliorare il prodotto? R. Ci sono due interpretazioni che si differenziano soprattutto sul ruolo delle uve complementari. La prima premia la tradizione, facendo sì che le uve complementari rimangano tali e semmai potervi ricorrere solo nelle stagioni avverse (poche per la verità qui da noi). Non è un’idea di stile vecchio. Anzi, i produttori che la pensano così puntano alla produzione di un vino buono, con delle caratteristiche tipicamente chiantigiane. Lo sforzo della mia famiglia va in tal senso, perché vogliamo far bere un vino che sia espressione del nostro territorio, e quindi un vino chiantigiano. La seconda strada è quella dell’innovazione. E’ percorsa dai produttori che vogliono produrre vino con una percentuale di uva non prettamente del Chianti, assegnando un ruolo primario alle uve complementari. Staremo a vedere. D. Cosa cambierà nel disciplinare di produzione? R. La modifica del disciplinare riguarderà soltanto Marchio il Gallo Nero, che assumerà un nuovo posizionamento sulla bottiglia e subirà un leggero restyling rispetto a quello in vigore dal 1924, anno di fondazione del Consorzio di produttoti. Tale modifica verrà apportata alla fine di giugno, in sede di rinnovo delle cariche, e prevede l’inserimento del Gallo Nero all’interno del Contrassegno di Stato, su cui sarà riportata la data del 1716, a memoria del bando con cui il granduca di Toscana Cosimo III fissò i confini del territorio di produzione. Si tratta del primo documento nella storia del vino italiano che abbia istituito la delimitazione di un’area viticola di produzione. Ha presente la fascetta rosa del Ministero delle Politiche Agricole che contraddistingue i vini a Docg? Senza tale marchio in questa fascetta ministeriale le bottiglie non potranno fregiarsi di essere Chianti Classico. In questo modo si rafforzeranno i contributi comunicativi del marchio, poiché il Gallo Nero assumerà un connotato identificativo del vino, del territorio e di tutta la filiera produttiva. | ||