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16/01/2008

  MARCO OREGGIA.

DUE CHIACCHERE CON l’AUTORE
Paola Corsinovi intervista Marco Oreggia.
 
Marco Oreggia, giornalista e critico enogastronomico, è consulente di importanti testate del settore. Perito agrario, ha maturato la sua esperienza tecnica nel mondo dell’olio extravergine di oliva, prima attraverso anni di ristorazione di qualità, in seguito grazie al conseguimento della qualifica di Assaggiatore presso la CCIAA di Roma. Attualmente è iscritto all’Elenco Nazionale dei Tecnici ed Esperti di Oli Vergine ed Extravergine di Oliva. È curatore fin dalla prima edizione de “L’extravergine” - Guida ai Migliori Oli del Mondo di Qualità Accertata e coordinatore del Panel di Assaggio per la Guida. Tra i fondatori dell’Organizzazione Esperti Assaggiatori, ha organizzato convegni, laboratori, banchi di assaggio e manifestazioni sul mondo elaiotecnico in Italia e nel mondo.
Questo è il Suo profilo, spero di essere stata esauriente. Vorrei porLe alcune domande per capire meglio questa Sua “ dedizione o meglio vocazione “ all’olivicoltura.
 
D.: Marco Oreggia è giunto all’ottava edizione della Sua guida, guida soggetta ad una continua evoluzione negli anni: prima riservata agli oli extravergini di oliva Italiani, poi Europei, fino agli Internazionali e, nell’edizione 2008, i paesi presenti compresa l'Italia salgono a quota 34 con nuove realtà olivicole come Cina, Perù, Messico, Iran.  
Insomma, Marco Oreggia incita e invoglia, gli olivicoltori, i consumatori e le istituzioni a proseguire la strada del progresso per una miglior produzione e conoscenza dell'olio extra vergine di oliva, quale è il bilancio dopo otto edizioni?
 
“Un‘edizione sicuramente molto più matura che raggiunge con questa ottava edizione ben 34 paesi mondiali monitorati con circa 3000 assaggi di olio. Diamo soprattutto merito alle realtà produttive, tramite valori e punteggi aziendali, che ci permettono di offrire un quadro ancora più tecnico e veritiero della qualità produttiva delle aziende che vengono segnalate nella Guida.
Un percorso che va da Nazioni come la Cina, il Perù, il Messico, l’Iran, emergenti, con altalenanti risultati qualitativi, a Nazioni come l’Italia, la Spagna, la Grecia e tante altre, di affermato livello qualitativo. Penso che nei prossimi anni l’obbiettivo sarà quello di integrare, all’interno di questo progetto editoriale, le realtà che meriteranno dal punto di vista degustativo. Sono certo che ne vedremo sempre di più.“
 
D.: Nell’edizione 2008 è italiano il miglior frantoio ed italiano il miglior extravergine, con un totale di 8 riconoscimenti assegnati all’Italia, che si conferma terra di qualità. Si ma….?!
 
“La domanda è molto interessante. La riflessione che mi viene spontanea fare è che l’Italia ancora rappresenta tanto nell’immagine della qualità e nella consistente qualità proposta a livello internazionale. E’ indubbio, però, che la filiera della produzione ha molti meno segreti, e quindi è naturale trovare qua e là qualche realtà di altissimo livello qualitativo. Se facciamo, quindi, un discorso a squadre l’Italia è vincente; se facciamo un discorso più individuale, oggi potremo anche perdere nei confronti di molte Nazioni quali Spagna, Francia, Croazia, Magreb, Australia, California, SudAfrica e  Cile che si stanno avvicinando a produzioni costanti, di qualità elevata.”
 
 
D.:  “Una questione di Origine”è questa l’impronta che ha voluto dare alla prefazione, direi, più che azzeccata, dato che in questi ultimi giorni ha fatto molto discutere a livello comunitario e non solo, il decreto emanato dal nostro Ministro delle Politiche Agricole  On. Paolo De Castro, che disciplina a livello nazionale l’indicazione obbligatoria della provenienza delle olive e del frantoio utilizzato nell’etichettatura degli oli extravergine di oliva.
Cosa pensa di questa presa di posizione?? Parlando sempre di “Origine”crede che potrà avere un risvolto positivo per il comparto olivicolo ed una tutela per il consumatore oppure sarà solo un ulteriore mezzo di confusione? E per l’olivicoltore dov’è la convenienza a produrre un prodotto DOP?
 
“Bella domanda. Diciamo che le problematiche legate all’origine sono sulla bocca di tutti, quindi sicuramente per un discorso di frodi e di rigidità nazionali, sarebbe opportuno, oggi, tracciare la filiera nell’Origine. Certo, c’è un po’ di difficoltà nel valutare il rapporto tra l’Origine e la Denominazione, che di per se ha già una sua tracciabilità ed una sua Origine; però la denominazione, ricordo, va anche a tracciare un concetto di tipicizzazione varietale e di caratterizzazione di territori, cosa ben differente dal concetto di Origine che è un concetto di tracciabilità della qualità potenziale, ma potrebbe benissimo rappresentare un blend fra più oli di una nazione stessa. Quindi allarghiamo il concetto alla Grande Distribuzione-GDO, l’Origine servirà sicuramente a evitare problematiche di frodi, mentre la Dop, punterà sempre di più ad essere un prodotto di nicchia e di alta qualità. Attenzione, il concetto di Origine è a prescindere da quello di qualità, la Dop è qualità perché valutata chimicamente ed organoletticamente ed ha il certificato di nascita”.
 
D.: Uno spazio della guida, ormai da molti anni, è dedicato ai tanti concorsi oleari, ma alla fine che valenza hanno questi concorsi, servono a fare comunicazionea? A chi? Ai consumatori, quali? Ai ristoratori, ancora poco ricettivi al prodotto Olio extravergine di oliva, per non parlare delle DOP ??
 
Il fenomeno dei concorsi è a mio modo di vedere, un po’ troppo ampio per quello che poi realmente merita. Molti di essi sono serviti, negli anni scorsi, a dare rispondenza ai potenziali produttori di qualità. Oggi la qualità è salita e paradossalmente non è avvenuta la stessa cosa con i concorsi, che sono esplosi a livello quantitativo e molto spesso non gestiti bene. Grazie alla competenza dei Panel riescono sempre a selezionare prodotti di qualità. Peccano, purtroppo, sul fronte della comunicazione e del marketing.
 
D.: Uno sguardo al panorama olivicolo: Spagna, Marocco, Argentina, Australia, Cile hanno intrapreso la strada del superintensivo, sicuramente grazie alle loro enormi estensioni territoriali, varietà predisposte ad una più efficiente meccanizzazione e una produzione a costi molto competitivi.
Dovesse chiudere gli occhi come se la immagina l’Italia olivicola fra 10/15 anni??
 
“Per quanto riguarda il discorso del superintensivo, quest’anno abbiamo dedicato uno spazio in Guida, grazie alla collaborazione tecnico-scientifica del nostro esperto Claudio Cantini, sicuramente è una realtà che non si può non raccontare perché è un fenomeno olivicolo internazionale. Il mondo spagnolo e molte realtà non di tradizione come Australia, Cile, Argentina, stanno cavalcando questo fronte. Io sono ancora in attesa di capire: i dati in realtà che si vanno a calcolare, mostrano, in definitiva che il pareggio dei costi si abbia all’undicesimo anno di impianto, e questo non mi sembra che conduca a dei guadagni mostruosi. Una cosa certa è la devastazione dal punto di vista ambientale. L’olivicoltura cambia: scompare l’albero di olivo da coltivare e compare una coltura superintensiva, di iperproduzione, da sfruttare al massimo e con seri problemi patologici, agronomici eirrigui da fronteggiare.Chiudere gli occhi ed immaginarsi l’Italia?? Auspico un’olivicoltura molto vicina a quella attuale, con un po’ più di intelligenza e razionalità non solo da parte del produttore ma anche da tutte le organizzazioni Istituzionali e associazioni di categoria. Tanta è la sofferenza che vedo nel mondo produttivo, vedo però un olivicoltura italiana con ancora tante potenzialità, fermo restando che l’Italia deve fare un passo avanti nelle innovazioni e lavorare per la qualità e rendere “grande” questa antica pianta ed il suo splendido prodotto”.
 
D.: Quale consiglio, potrebbe dare ad un giovane imprenditore agricolo, innamorato dell’ olivicoltura e desideroso di investire in questo settore??
 
“Sta diventando sempre più difficile e complesso fare impresa e soprattutto in olivicoltura.  Attualmente non vedo un’olivicoltura propriamente rivolta alla grande impresa con forti remunerazioni. Il giovane istriano, premiato nella Top 15 come “Frantoio emergente” è sicuramente un esempio molto bello di imprenditoria giovanile, affiancato però da un grande imput e sostegno Istituzionale. E’importante, ovviamente, una sempre più preparata capacità professionale in tutta la filiera, ed una volontà in un ricambio generazionale. In Italia, per fortuna, queste realtà non mancano, certo sono ancora troppo poche. Bisogna però, anche permettere ai giovani di uscire, di imparare a vendere e a fare comunicazione. E’ questo forse, il vero punto debole, dove siamo ancora molto carenti. Mi auguro che i giovani portino ventate di novità”.
 
D.: Vissani è stato incoronato “miglior comunicatore della cultura dell’olio”, non risulta che abbia mai scritto una guida sull’olio, non avrà certamente assaggiato 3000 campioni di olio all’anno, non conosce o meglio non fa proprie le proprietà benefiche dell’olio prodotto dalle nostra olive, tanto da preferire l’olio di soia a quello extravergine ..e allora,
chi fa veramente comunicazione ed unisce la coltura con la cultura anche sui mass-media ??
 
“Indubbiamente premi come quello dato a Vissani, possono essere un elemento di valorizzazione, purché assegnati con una certa logica. Penso che la ristorazione sia un potenziale enorme ed ancora tutto da scoprire dato che ancora si usano oli, se così si possono considerare, di bassa, se non bassissima, qualità, tranne alcune rare eccezioni. Sicuramente un ristoratore di grande fama può aiutare a scuotere questo trend. Magari mi piacerebbe vedere una ristorazione più tecnica, più competente e quindi portare, in maniera professionale e didattica sul fronte dei mass media, dei grandi mass-media che sanno comunicare, una visione diversa dell’olivicoltura: meno improvvisata e più da grandi professionisti che fanno impresa e investono in questo mondo”.
 
di Paola Corsinovi