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Siena   19 Gennaio 2006

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    ROBERTO BARTOLINI

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Proposte e interventi al seminario sui prodotti tipici e tradizionali organizzato dalla Confederazione Italiana Agricoltori di Siena.

“Risposte concrete per l’agricoltura del futuro”: questo il senso, nelle parole del presidente provinciale della Confederazione Italiana Agricoltori di Siena, Roberto Bartolini, dell’iniziativa organizzata dall’associazione di categoria  nell’auditorium Confesercenti sul tema “Prodotti tipici e tradizionali: proposte e progetti per filiere agroalimentari di qualità”. Dal vino ai cereali, dall’olio alla zootecnia: lo stato di salute dell’agricoltura senese e toscana analizzato in ogni suo aspetto, affrontando problemi attuali e progettualità per il futuro. Il seminario -  tavola rotonda ha rappresentato un momento importante nel corso del quale, di fronte ad una folta platea di operatori, addetti ai lavori e rappresentanti istituzionali, sono state esaminate proposte e progetti per la filiera agroalimentare di qualità per quanto riguarda prodotti tipici e tradizionali. Un “doppio” incontro: al mattino il seminario vero e proprio, incentrato sui contributi tecnici, con una disamina completa dell’agricoltura senese e regionale. Nel pomeriggio, invece, sono stati affrontati i temi della politica del settore, nel corso di una tavola rotonda, moderata dal giornalista Carlo Cambi, alla quale hanno partecipato, tra gli altri, l’assessore provinciale all’agricoltura di siena Claudio Galletti, il presidente della Fondazione Qualivita Paolo De Castro e il presidente della Camera di Commercio Siena Vittorio Galgani. Il bilancio dell’intera giornata di lavori è stato al centro delle conclusioni del presidente regionale della Cia Giordano Pascucci. “Nonostante l’agricoltura senese mostri segnali di dinamicità i pesanti effetti della crisi economica iniziano a farsi sentire anche sul nostro territorio. L’agricoltura – ha commentato Bartolini – ha un ruolo strategico visto il suo legame con altri comparti economici. Devono essere create le condizioni per poter guardare con fiducia al futuro. Va rafforzata la capacità competitiva delle nostre aziende, incentivando i processi di filiera corta, l’associazionismo di prodotto e la cooperazione. Oggi l’aggregazione può rappresentare infatti uno strumento importante per il futuro di alcuni comparti dell’agricoltura”.

D. E’ crisi anche per il vino?

R. Nessun prodotto è escluso. Il riconoscimento del valore di eccellenza dei nostri vini non ci mette assolutamente al riparo dai tempi di crisi. Sono d’accordo con il presidente dell’Enoteca Italiana, Flavio Tattarini quando nel suo intervento ha sottolineato che dobbiamo valorizzare i caratteri distintivi delle nostre produzioni , “qualità, tradizione e ambiente”.

D. Cosa fare?

R. Fondamentale sarà fare sistema, lavorare per l’organizzazione dell’offerta, attraverso strumenti di promozione che sappiano valorizzare le particolarità delle produzioni senesi. Si stanno aprendo nuovi mercati: pensiamo a quello giapponese, a quello brasiliano, a quello, vastissimo, della Cina. Comunicazione e promozione, anche con iniziative mirate, saranno momenti fondamentali per il settore del vino.

Ben vengano proposte come quelle rilanciate in questa sede da Tattarini e cioè di creare un osservatorio permanente sul mercato dei vini della filiera senese - strumento importante per definire in tempi brevi gli interventi progettuali in questo settore - ed un forum permanente sulle Docg, un organismo che possa raccogliere le varie istanze, da quelle normative a quelle sull’offerta, che arrivano da questi territori”. Mi sembrano risposte concrete all’agricoltura di domani.

D. Il direttore di Toscana Cereali, Luciano Rossi,

R. La nuova Pac ha dato una svolta radicale al sistema che adesso è più orientato verso il mercato. La nostra forza è rappresentata dalla qualità del prodotto e dalla sicurezza alimentare, fattori determinanti per la nostra competitività sul mercato. Rossi sa che deve puntare alla qualità: produrre sano, bene e di alta qualità. Ed è questo il senso dei progetti di Toscana Cereali, dalla Dop per il pane toscano al marchio Agriqualità. Vogliamo dare risposte al mercato con produzioni legate al territorio, salvaguardandone al tempo stesso la tradizione.

D. E per l’olio?

R. Tutti sanno i rischi della nuova OCM olio. Bisogna fare frutto dei contributi ai lavori del seminario giunti dall’ intervento di Giampiero Cresti, direttore Ota-Olivicoltori toscani associati, sui percorsi di valorizzazione e le strategie di vendita nella filiera dell’olio e dal dirigente dell’assessorato provinciale all’agricoltura di Siena, Paolo Bocelli su “La rete e le strategie di valorizzazione dei prodotti agroalimentari nel contesto senese”.

D. Cosa è emerso dalla tavola rotonda?

R. Che oggi non basta più il prodotto di qualità eccellente, come  ha spiegato il presidente della Fondazione Qualivita Paolo De Castro nel suo intervento, sottolineando la  necessità di avere una nuova capacità organizzativa per stare sul mercato e di continuare a guardare al tipico e al tradizionale affrontando, allo stesso tempo, la dimensione economico-produttiva. In questo senso è chiare che occorrono progetti e proposte, una capacità di tenuta del sistema, un gioco di squadra. Una bella definizione di De Castro è quando ha detto “credo che ci voglia più Europa, un’Europa che sia più attenta ai problemi dell’agroalimentare” Purtroppo oggi l’Italia è assente in questi processi decisionali, subiamo delle decisioni che vengono adottate da altri.

Nel suo intervento l’assessore provinciale all’agricoltura Claudio Galletti ha rimproverato ai responsabili della politica nazionale di non essere stati attenti ai problemi del settore. Per Galletti l’agricoltura deve tornare al centro delle politiche di sviluppo, rimarcando grande importanza alle politiche di filiera. Oggi la frammentarietà ci rende deboli., ha concluso Galletti e il settore ha bisogno di nuove politiche pubbliche ma anche di un ruolo più incisivo dei produttori che passi attraverso un rinnovato modo di confrontarsi con il mercato.

D. Come?

R. Puntando anche sulla commercializzazione locale, su un nuovo rapporto tra produttori e ristorazione. Non lo dico soltanto io,  è una delle strade da percorrere per il futuro anche secondo quanto ha affermato nel suo intervento il dirigente Arsia Natale Bazzanti. In tal senso vanno reinventate delle forme di commercializzazione locale. In effetti, abbiamo notato che ci sono dei positivi segnali di attenzione da parte dei consumatori. Non esiste un’unica ricetta per la valorizzazione dei prodotti, nella nostra regione infatti le produzioni sono estremamente diversificate. La base di partenza è la riscoperta delle produzioni locali, con forme di valorizzazione che siano studiate ad hoc.

Il nostro tessuto economico è fatto di imprese di piccole dimensioni la cui forza sta nel legame con il territorio che deve rappresentare un valore aggiunto per le nostre produzioni. Il presidente della Camera di Commercio di Siena, Vittorio Galgani, ha dichiarato che in futuro si dovrà investire sempre di più in questa direzione, basti guardare a quanto sta avvenendo per la definizione ricciarelli di Siena. Questo significa che il nome Siena, il legame con il territorio, costituisce un punto di forza per le nostre produzioni. Mi avvalgo di un’affermazione del nostro responsabile della qualità Roberto Scalacci : “come toscani non dobbiamo aver paura della toscanità” per confermare che bisogna superare le contrapposizioni tra i vari localismi, la nostra regione può rappresentare un grande veicolo di promozione, caratterizzando anche gli interventi sui diversi tipi di produzione.

D. L’ultima parola a chi …………?

R. Beh, al presidente della Cia Toscana, Giordano Pascucci.

D. Il senso delle sue considerazioni?

R. Giordano ha concluso dicendo che deve cambiare l’approccio ai problemi dell’agricoltura . E’ questo è verissimo. Se vogliamo fare della filiera un punto fermo dobbiamo fare in modo che ci sia un governo del settore: è necessario costruire delle scelte di governo del sistema. Condivido pienamente il suo pensiero, quando afferma che il singolo produttore deve essere protagonista, anche nei processi di filiera lunga e che questo sarà possibile solo attraverso la riscoperta dei valori dell’associazionismo e della cooperazione per la valorizzazione e la commercializzazione delle produzioni. Giordano ha poi riconosciuto nell’autogoverno dei produttori una delle strade da percorrere per un nuovo rapporto, più diretto, con il mercato, anche a livello locale. In effetti, il ruolo delle istituzioni è di fondamentale importanza per riuscire a gettare le basi, in un lavoro di concertazione, per creare una nuova prospettiva per il domani dell’agricoltura, un futuro dove si sappia guardare alle sfide che arrivano dal mercato.